La medicina di Knock, da rivedere

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Goffredo Fofi, scrittore e persona arguta, segnala tra i podcast di RadioRaiTre di sua scelta, il film Knock o il trionfo della medicina. Trasposizione degli anni '50 dal teatro (l’opera teatrale è di Jules Romains del 1923), in cui si parla di un medico che dopo aver acquistato una piccola condotta di medicina in un paesino, si rivela molto ambizioso.

Knock persegue il successo, con strategia efficace e diabolica. Ne parla prima con il farmacista i cui affari non vanno bene a causa delle poche prescrizioni del medico precedente, poi si fa coinvolgere dalla nobildonna decaduta ma arguta a mettere in moto un insieme di interessi fino all’albergo che diverrà un quasi-ospedale. 

Qui il film originale in francese, molto bello (esiste anche una versione doppiata in italiano). La versione originale mi pare più densa (per testo e aspetti teatrali) di questa versione italiana Knock o il trionfo della medicina, Rai 1967, Regia di Vittorio Cottafavi, con Alberto Lionello. Esistono quattro film dal testo del 1923; curioso che nell’ultimo film (2017) Knock sia diventato un ex criminale, aspetto che non mi pare sia nel testo originale.

Il nucleo base dell'opera: Knock intende convincere le persone che sotto qualsiasi piccolo fastidio dolore c'è una seria malattia e così andare oltre l’interesse della persona e anche del medico, per il "superiore interesse della medicina". Knock: "Io non conosco gente sana. Sa cosa diceva Pasteur? Coloro che si credono sani, sono ammalati senza saperlo.” ("Tout homme sain est un malade qui s'ignore” nell'originale). 

Nella versione originale, invece, la citazione è attribuita a Claude Bernard, grande fisiologo del XIX secolo, fondatore della medicina sperimentale e, particolare significativo, pare indifferente al dolore degli animali vivisezionati (ad es. in Animals and why They Matter, di Mary Midgley, qui, alcune precisazioni sul suo “stile” e sulla posizione che Bernard assume: confrontarsi solo con suoi pari). Pare più opportuna l’attribuzione a Bernard di quella (comunque falsa) a Pasteur, simbolico per i microrganismi, insidiosi e incomprensibili per le persone comuni.

Come dice Fofi, questo film merita di essere ri-visto, perché è ancora d’attualità. Va ricordato che il film è scritto e ambientato nel 1923, subito dopo la grande epidemia di influenza ("grippe”) spagnola (1918-20). E questo, nel 2022, dà da riflettere, nel senso che è lecito chiedersi come sarà in futuro la medicina, dopo quest’altra epidemia mondiale. Anche se già nel presente le polemiche sono state molto diverse da quel che invece fu la devastazione incontrollata causata dalla “influenza spagnola” (uccise tra 20 e 100 milioni di persone), il contesto dei sistemi sanitari attuali è ben diverso e già ora c'è la sensazione che nulla sarà uguale dopo questa pandemia.

La medicina è presa di mira periodicamente nella storia, probabilmente perché coinvolge tutti, in modo ben diverso, ma come la salute. Attualizzando gli anni '50 al 2022 dobbiamo ricordare che nei bilanci regionali, la salute (o più strettamente la “sanità” nel senso del rendere sani i malati) occupa la prima voce di spesa di fondi pubblici. Gli esperti approfondiranno riguardo l'equilibrio tra cura e prevenzione.

Noto qualche analogia anche riguardo la condizione di optometria che nella stragrande maggioranza dei paesi è sempre rimasta fuori dalla sfera della medicina, ovvero ha sempre cercato una strategia autonoma, considerando che le "lenti non sono pillole" (come dice Charles Prentice all'inizio della storia dell’optometria moderna). Periodicamente si pensa ad inserire optometria in ambito medico (come formazione e/o operatività) e mi pare un grave errore. Credo le analogie di optometria (per operatività) siano maggiori con Farmacia che, appunto, rimane indipendente da Medicina.

La distanza di optometria è strutturale e storica rispetto alle strategie adottate dalla medicina. Ottica e optometria mirano a risolvere una difficoltà con un ausilio, mantenendo una tecnica non invasiva e minimizzando l'effetto sulla persona. Invece medicina ha sempre mirato a una cura causale, definitiva. Va ricordato che nel 2022 ancora tutte strategie che migliorano la visione nei difetti visivi (come miopia ipermetropia astigmatismo presbiopia) sono sempre strategie ottiche, come è da almeno 700 anni grazie agli “ottici” e il confronto rimane aperto.

Altra riflessione: da tempo è dibattuto l’ampliamento della medicina del proprio campo di azione (e l’esclusiva dopo tale allargamento). Così è accaduto per quanto riguarda le lenti, che nei secoli sono state prima osteggiate dalla medicina e poi medicina preferirebbe fossero di propria esclusiva prescrizione in quanto cura di una “malattia” (si pensi alla condizione della miopia). Non è così e le leggi per ora lo confermano. Nondimeno la medicina tende ad allargare la propria attività forse nel senso positivo (tutela della persona, precoce valutazione di condizioni gravi), forse nel senso negativo (strategia protettiva per sé e accaparramento, allargamento redditizio del propria attività). Si vedano più sotto le considerazioni di Cosmacini (2020).

Altra riflessione: Knock coinvolge il farmacista nel suo progetto. Per la legge attuale in Italia, la separazione tra medicina e farmacia è netta, prevedendo il reato di comparaggio e impedendo a un medico, che pure può avere anche il titolo di farmacista, di esercitare insieme le competenze, perché si trova in una condizione estremamente forte e anche pericolosa per il paziente. Pur in analogia, non esiste (credo) una legge specifica che impedisca (specificamente) al medico di esercitare anche l'ottica e quindi fare visite mediche in un proprio centro di ottica. Nondimeno l’opinione comune è che porterebbe a sanzioni e possa essere considerato e assimilabile al comparaggio, perché il medico può avere interesse/guadagno da ogni prescrizione che fa e verrebbe meno la sua serenità di giudizio. Analogo conflitto è potenziale tra la prescrizione di un trattamento poi è svolto dal sistema sanitario o, al contrario, prescrivere il trattamento che poi è svolto ambulatorialmente a pagamento dallo stesso medico prescrittore.

Knock usa armi razionali, fino alla conoscenza dei redditi degli assistiti, per modulare e rendere sostenibili i costi che propone. Il racconto va visto come una messa in guardia dalle derive sempre possibili, e non nel racconto non è messo alla berlina chi approfitta riducendo al minimo i propri scrupoli etici, anzi, i cittadini difendono Knock. Il vecchio medico prova a segnalare aspetti etici a Knock ma alla fine è fagocitato, dalla situazione personale e sociale, e la fine non è rassicurante. 

L’autorevole storico della medicina G. Cosmacini (Concetti di salute e malattia, 2020, p.114) cita Knock e “taluni vizi…che si sono ingigantiti rispetto ad allora…che inquinano la buona medicina”, “guasti di rilevo… connivenze e comparaggi…travisamento dell’etica economica” ecc. e lamenta la “medicalizzazione della società” a scapito della “socializzazione della medicina, legiferata ma inattuata nella sua pienezza”. 

(Da tempo mi chiedo quale possa essere un meccanismo che ci protegge -socialmente e professionalmente - da esperti senza etica; forse i controlli incrociati, forse la trasparenza, ma rimane un tema sempre più critico e molti studi recenti lo confermano.) 

Attorno al tema ho incrociato altri materiali interessanti:


©Anto Rossetti