Scienza e dintorni, scientificità

Cari Colleghi che desiderate la scientificità, se questo è davvero il vostro scopo, spero riuscirete a renderlo concreto, anche per quanto riguarda ottica e optometria in Italia. 

Dal canto mio, non so cosa sia la scientificità se non condivisione, ossia mostrare un’opinione in confronto con altre, non necessariamente in confronto diretto, né in confronto contro approcci palesemente deliranti o falsi (non ha senso ribattere con impegno razionale a opzioni assurde che possono essere sfornate a raffica). Infatti, è noto che per distruggere basta un attimo, per costruire no, e allora non è un modo corretto di confrontarsi.

Però, durante la ricerca verso “un’ipotesi di scientificità ottimale", chiedo ai colleghi più rigorosi di contribuire a migliorare la conoscenze diffuse e l’approccio alle conoscenze, anche se non è già l’assoluto cui tendono.

E soprattutto vi chiederei di non impedire quegli sforzi che non considerate ottimali, che però sono buone intenzioni. Vi chiederei di contribuire sapendo che ogni apprendimento è progressivo e passa attraverso infiniti passi, più che grandi rivoluzioni.

L’essenza di questa richiesta è qualcosa di simile alla sfiducia costruttiva del Parlamento tedesco: se si vuole far cadere il governo, si deve - prima - proporre un’alternativa. Se no è un gioco a demolire, non a costruire e in questo sono tutti capaci ma è ingiusto. 

Per le conoscenze attuali, è abbastanza facile costruire alternative, ad es. una rivista online, senza grandi fondi ma pensando solo ai contenuti. Sempre bene ricordare che qualsiasi attività di ampio respiro - come una rivista scientifica, anche online o un blog - ha sempre bisogno di cure costanti, dedizione che va oltre l’entusiasmo dei primi momenti. 

In alternativa si può coltivare la diffusione delle conoscenze internazionali, con la pubblicazione sulle riviste di riferimento, senza fare altre proposte di pubblicazioni. Ma ci sono vari contenuti che hanno più interesse per gli operatori locali, e ci sono contenuti che nascono localmente e che altrove non si sarebbero sviluppati. E poi ci sono modi strutturalmente diversi, diversi modi di pensare il tutto (vari ricercatori di livello propongono alternative radicali). Sto parlando di uno degli effetti della biodiversità, che è la via dell’evoluzione. Un’ipotetica uniformità - solo apparentemente scientifica o del massimo livello - sarebbe invece la morte delle conoscenze (e anche “termodiamicamente” la fine di tutto).

Al riguardo, mi paiono interessanti:

  • La posizione di Alhazen (X secolo) che chiede di attaccare ogni argomento con la massima durezza, se si vuole cercare la verità (a partire dalla presunta scientificità o dalle prove di evidenza, o dalla letteratura, ecc.). Se il concetto di evidenza scientifica non mostra “contro", evidentemente non è stato valutato abbastanza scientificamente. Gli studi sono spesso usati come arma contro un’altra idea, Alhazen invita ad attaccare ogni studio/risultato, anche quello che ci pare buono, prima di usarlo. E’ una variante del processo di falsificazione.
  • La consapevolezza che ogni creazione umana, come pure la scienza, oltre ad aspetti positivi è affetta da difetti, interessi, mode, segreti, imprevisti, effetti collaterali e che procedure e tempi servono a limitare distorsioni che di sicuro ci sono. Una meta-analisi è solo uno strumento, non è la “meta", e comunque gli esperti che valutano devono essere terze-parti rispetto a chi ha fatto gli studi. Se si raggiunge un’unanimità tra molti diversi, bene; se no, il giudizio va sospeso e l’argomento rivalutato.  
  • Le posizioni di Giorgio Cosmacini sul legame tra l’azione scientifica e “artistica” della medicina (ottica e optometria sono storicamente “arti” ossia prassi, e ciò merita una specifica riflessione). 
  • La pratica ha molti livelli di “bontà", ci sono azioni sicure e prevedibili (poche, forse la correzione dell’astigmatismo ma clinicamente non è sempre così), azioni abbastanza prevedibili (di più, ad es. le condizioni evidenti), azioni che sono tentativi, prove (abbastanza o molte, considerando il singolo individuo).
  • Le critiche di Thompson (2010, doi:10.1111/j.1365-2753.2010.01383.x) alla medicina basata su prove di evidenza, che è inevitabilmente parziale e inadeguata; 
  • La consapevolezza che le polarizzazioni concettuali sono un problema come la mancanza di critica (ad es.: DOI: 10.7554/eLife.21451.001) perché il problema fatica ad essere notato; 
  • Ancora, la consapevolezza della necessità di valutare pro/contro per ogni posizione (ad es. in: Cartabellotta A. L’ecosistema delle evidenze scientifiche: produzione, sintesi e implementazione. Evidence 2017;9(9): e1000171.). Confermando Alhazen. 

La scienza fa domande, non dà risposte

Il concetto che trovo ancora di guida è che la scienza fa domande (buone, efficaci, utili...) non dà necessariamente risposte

Chi cerca risposte assolute, definitive o complete, cerca più una gestione dell’ansia davanti alla complessità del mondo. Circolarmente questa gestione dell'ansia altera proprio lo stesso approccio scientifico (per definizione aperto a continua revisione e critica) e può diventare dogma.

Esiste una foto del fisico Bruno Rossi a lezione al MIT/Boston con una piccola scritta sulla lavagna in venexian: “prima de parlar, tasi”, cioè prima di parlare taci, rifletti, fa’ attenzione. 

Mi rimane il proposito/proposta di dialogare, di rendere semplici i propri contributi, alleggerendo quel che si vuole dire (ricordando le Lezioni americane di Calvino), ossia pensando al meglio, prima di dire. Anche solo per rendere più agevole il confronto tra varie opinioni.

E magari completare un’affermazione critica proponendo un’alternativa, o prendendo un impegno, magari insieme ad altri fino ad evidenziare pro/contro della propria stessa posizione.

Anto Rossetti, O.D.

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