Non studiare visione binoculare in optometria?

(più sotto commento e approfondimento riguardo polemisti perdigiorno)

Leggo da un buon sito australiano sulla miopia che una collega statunitense (OD, ovvero con laurea “magistrale”) fa i (condivisi) complimenti all’autrice Kate Gifford, e considera:

"I have watched your video for your students about myopia control and binocular vision and enjoyed it. However, I am an OD that never really paid attention to binocular vision in school and has not carried forward with it as an OD. So, I need help. Like, from the beginning help. I've read directions on how to do BV tests, but would love a video watching someone do them, geared to the primary care OD who is now doing OK. I know how to do distance and near phorias and maybe some other stuff, but not much. Then, how do you interpret and how do the results relate to OK?”

Ovvero: "Ho guardato il tuo video per i tuoi studenti sul controllo della miopia e la visione binoculare e mi è piaciuto. Tuttavia, sono un’optometrista/OD che non ha mai prestato attenzione alla visione binoculare a scuola e non l'ha portata avanti come OD. Quindi, ho bisogno di aiuto. Aiuto dall'inizio. Ho letto le indicazioni su come fare i test di VB, ma mi piacerebbe un video in cui si vede qualcuno che li fa, pensato per un optometrista/OD di base/primario che lavora bene. So come fare le forie a distanza e da vicino e forse qualche altra cosa, ma non molto. Poi, come si interpretano i risultati e quando sono OK?”.

Per la mia formazione optometrica e statunitense, è un mezzo shock sentir dire non ho mai studiato visione binoculare…

Ricordo prof. Stanley Crossman, OD che ci diceva - sconsolato - che ormai optometria statunitense era solo “diseases, diseases…” niente più visione binoculare e molte altre cose. 

E capisco meglio Kenneth Ciuffreda, OD, PhD (professore emerito SUNY New York) che in questa videointervista si lamenta che è sempre più difficile ottenere una refrazione ben fatta

Poi ricorda che ci son voluti circa 15-20 anni per ottenere l’uso dei farmaci diagnostici come optometristi e altrettanti per i farmaci terapeutici (ora gestiti dagli OD in tutti gli USA). Ma dice anche che non è full-scope optometry quella che si concentra sulle patologie oculari o sul comanagement. Aggiunge che la refrazione è importante, che senza di quella non si può fare un buon lavoro, né buone lenti a contatto o terapia visiva, ecc.

Ciuffreda nota che ora l’optometria non sta "widening its scope, but biasing": non sta allargando il proprio scopo, piuttosto lo polarizza. Nota che si stanno per aprire altre nuove  università ma che non è detto si trovino insegnanti capaci, per insegnare all’adeguato livello, anche se qualche insegnante si troverà. L’intervista è del 2011 e ora sono passati dieci anni, sarà interessante rivalutare quei punti.

Dal mio punto di vista di docente in Italia, i problemi sono molto simili. E la formazione si sta pure facendo più polarizzata e meno ampia. Sembra ci sia una piccola minoranza di colleghi con capacità specialistiche e un’ampia maggioranza di colleghi con capacità base che chiedono - per vari argomenti, inclusa visione binoculare - quel che chiede la collega statunitense: “non ho mai prestato attenzione alla visione binoculare a scuola. Quindi, ho bisogno di aiuto.” 

Pare chiaro che questo sia specchio di difficoltà nel sistema formativo, di chi insegna, di come/cosa si insegna e, infine, come si valuta/promuove/abilita. Stupisce che accada sia negli USA (sistema strutturato e sviluppato), sia in Italia (formazione molto più giovane e poco strutturata). Sembra quasi un problema di zeitgeist, di spirito del tempo: si fanno varie cose ma con superficialità. Con formazione fragile, le richieste di aggiornamento sono/saranno più di ripasso degli argomenti di base, mai ben compresi o di semplificazione delle procedure per ridurre i tempi clinici. Ad es. da tempo considero che la gran parte degli studenti e dei colleghi (anche di altri professionisti oftalmici) che incontro, fa il cover test con sciatteria e imprecisioni, o spesso nemmeno lo fa.

Non ho una buona sensazione e mi associo a Crossman e Ciuffreda. Spero migliorerà. Spero migliori la preparazione fondamentale dei futuri colleghi, e che optometria “allarghi i propri scopi” senza perdere la propria identità. Dobbiamo recuperare e migliorare.

Anto Rossetti, OD

PS: per i “polemisti perdigiorno", ovvero quelli che credono che le loro opinioni social in libertà siano da ascoltare anche se prive di argomenti: 

  • Tra le competenze dell’ottico c’è esplicitamente la visione binoculare, mi pare ovvio, perché è necessario valutarla per definire qualsiasi correzione efficace (normativa in vigore, 2018). Per optometristi questo e qualcosa di più come indica diffusa giurisprudenza.
  • La misurazione della vista non è atto medico in sé, perché sono atti medici tutti quelli che il medico fa, anche progettare un software. Pertanto la misurazione della vista la fa anche l’ottico (con le proprie finalità), meglio se con formazione in optometria,  aggiornamento, buone condizioni e la strumentazione necessaria. Altrimenti  dovrebbe astenersi. 
  • Gli ortottisti si interessano principalmente di “riabilitazione", ossia di condizioni in cui un’abilità si è persa e per quel che accade quando riferisco qualche caso, mi pare abbiano già tanto da fare.
  • Spero che gli ortottisti conquistino un’autonomia, come infermieri, fisioterapisti, ostetriche, ecc. 
  • Di sicuro non sono ottici e optometristi che impediscono questa loro emancipazione. Anzi, dati i tanti colleghi ortottisti anche ottici e optometristi, direi che l’ambito di ottica e optometria dà agli ortottisti più soddisfazioni e anche compensi professionali di quanto ne possano trovare altrove (senza nulla togliere ad altri ruoli). Pertanto, eventuali ostilità verso ottica e optometria mi paiono assurde e mal orientate.
Anto ritratto 2020 finestra
©Anto Rossetti